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ALCUNE NOTIZIE SULLE PROTEINE DI SOIA Le proteine di soia hanno raggiunto i vertici mondiali dell'attenzione scientifica dopo che uno studio di meta-analisi, condotto nell'Università del Kentucky dal Prof. James Anderson, ha confermato che questo tipo di trattamento dietetico è in grado di ridurre il colesterolo quanto e in certi casi più dei farmaci. Si tratta di una conferma di studi in gran parte italiani che datano ormai quasi 20 anni. Erano allora interventi dietetici eroici, nei quali a pazienti ipercolesterolemici veniva proposto di eliminare del tutto le proteine animali dalla dieta (carne, formaggio ed altro) e di sostituirle con prodotti noti come "testurizzati di soia". Si trattava di derivati proteici della soia, ricostituiti ad alimenti assai simili a quelli della dieta quotidiana. I risultati di allora, poi ampiamente confermati, dimostravano che pazienti con colesterolo alto erano assai sensibili a questo tipo di terapia dietetica, in molti casi registrando la normalizzazione dei dati. Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante. Dai vecchi "testurizzati" si è passati ad alimenti con attrattive sempre maggiori: hamburger, budini, gelati, creme di vario tipo, tutti ricchi in proteine di soia e tutti potenzialmente in grado di ridurre il colesterolo. Oggi, dopo le vicende "mucca pazza" e "mangimi alla diossina", riscontrano ancor più favore da parte dei consumatori. Ma la ricerca scientifica non si è fermata a questo. Oggi alla dieta di soia o ai suoi componenti non proteici vengono attribuite proprietà di grande significato, specie nel campo della prevenzione delle patologie della donna e nel potenziare le funzioni dei tessuti, migliorando il tono muscolare e, a certe condizioni, anche allungano la durata della vita. Le proprietà della soia recentemente emerse sono : l'attività antiosteoporotica; l'attività regolarizzante il ciclo mestruale e anti-menopausa; l'attività anabolizzante e antagonista sul catabolismo tissutale della terza età. Oltre alle proteine molto ben studiate e con rilevanti attività biologiche, fra cui quelle di attivare i recettori delle lipoproteine LDL, che eliminano il colesterolo aterogeno e determinano ipocolesterolemia, la soia contiene altri componenti di grande interesse. Fra i dati di questi ultimi tempi, forse quello più significativo è fornito dal prof. Arjmandi di Chicago, che ha dimostrato come la somministrazione di proteine di soia (non è chiaro se l'effetto sia legato alle proteine o ad altre componenti) abbia un potente effetto antiosteoporotico sugli animali da laboratorio anziani. L'effetto è per lo meno pari a quello che si riscontra con la somministrazione di ormoni estrogeni nella donna. La miniera "farmacologica" della soia non si ferma qui. La soia contiene anche lecitina, utile complemento dietetico per rifornire di acetilcolina le cellule cerebrali. Nei programmi di prevenzione/riabilitazione dei deficit conoscitivi nell'anziano, la somministrazione di lecitina, talora in quantità elevate, può fornire in alcuni casi risultati apprezzabili. La soia contiene ancora fibre, in parte idrosolubili, ad elevate potenzialità. Le fibre della soia sono utili come supporto al trattamento del diabete o delle iperlipidemie e, in alcuni casi, possono migliorare la funzione intestinale. Infine le proteine di soia costituiscono un importante supporto dietetico sia per migliorare la funzione dei muscoli sia anche per vivere più a lungo. La soia ha uno dei più alti contenuti proteici in campo alimentare (40-50%); pertanto è più facile usare la soia, rispetto alla classica bistecca (che contiene solo il 20% di proteine), per ottenere una dieta iperproteica, utile a chi vuole sviluppare i muscoli. Le proteine di soia contengono una quantità ridotta di aminoacidi solforati (cisteina-metionina) rispetto alle proteine animali, ma superano i cereali in contenuto di lisina; pertanto è opportuno associare la dieta di proteine di soia a riso e grano, assai ricchi in cisteina. In aggiunta, la dieta di soia può esercitare un'importante azione anti-vecchiaia, contrastando il calo di funzione renale tipico dell'invecchiamento; si ha così una migliore funzione depuratrice dell'organismo, con minore accumulo di scorie. A questa particolare tollerabilità delle proteine di soia da parte del tessuto renale, si associa anche un'ottima tollerabilità a livello gastrico, dove le proteine di soia inducono una minore acidità e possono essere di complemento alla terapia dell'ulcera. Queste azioni protettive delle proteine vegetali, in particolare delle proteine della soia, ne hanno suggerito anche la possibile valutazione in campo di prevenzione dei tumori. Numerosi dati sperimentali, suffragano l'ipotesi che questo tipo di trattamento dietetico possa ritardare la comparsa di tumori assai frequenti: il cancro mammario, del colon ed anche il cancro polmonare. Nelle aree del mondo dove la soia è la principale fonte alimentare di proteine, l'infarto miocardico è pressoché sconosciuto, ma anche l'incidenza di tumori è assai ridotta rispetto al mondo occidentale. Secondo il Prof. Iritani di Osaka, infine, le proteine di soia sopprimono gli enzimi lipogenici del tessuto adiposo nell'animale obeso, prevenendo in questo modo l'ingrassamento. La dieta di soia offre quindi grandi prospettive non solo nel trattamento del malato, ma anche nella medicina preventiva della persona sana. Sulla base di prove scientifiche ricavate da più di cinquanta studi indipendenti, l’FDA americano (US Food and Drug Administration) consente ai produttori di alimenti contenenti un minimo di 6.25g di proteine di soia per porzione, di affermare, sul contenitore del prodotto alimentare o della bevanda, che “25g di proteine di soia al giorno, come parte di una dieta a basso contenuto di grassi saturi e colesterolo, possono ridurre il rischio di infarto.Le autorità regolamentari degli Stati Uniti hanno analizzato un sufficiente numero di studi per stabilire che, nel caso di livelli elevati di colesterolo nel sangue, se si sostituiscono tutte o parte delle proteine animali della dieta con proteine della soia, il colesterolo totale e il colesterolo LDL (colesterolo“cattivo”) diminuiscono in modo significativo. Non è ancora noto il meccanismo con cui le proteine della soia esercitano questo effetto, ma i ricercatori ipotizzano alcuni possibili meccanismi. Esse possono agire aumentando la secrezione di acidi biliari, che provocano la rimozione del colesterolo nel sangue. Un altro possibile meccanismo consiste nel fatto che le proteine della soia stimolino il fegato a rimuovere il colesterolo LDL dal sangue o che gli isoflavoni presenti nella soia possano agire sia come antiossidanti sia nel facilitare la dilatazione dei vasi sanguigni, riducendo in questo modo il danno dovuto al colesterolo LDL e la sua adesione alle pareti delle arterie. Qualunque sia la teoria corretta, è importante notare che gli isoflavoni non sono solo in grado di conferire protezione al cuore, essi infatti vengono considerati da alcuni esperti come l’arma segreta della soia, poiché insieme ai lignani, che si trovano in questo legume, presentano somiglianze strutturali con gli estrogeni. Nel corso dell’età riproduttiva della donna, uno dei fattori di rischio per lo sviluppo del tumore al seno e di altri tumori dipendenti dagli ormoni, come quello alle ovaie e quello all’endometrio, sembra poter essere la sovraesposizione agli estrogeni umani. Grandi quantità di estrogeni sono in grado di legarsi ai cosiddetti recettori beta degli estrogeni sulle cellule della mammella, delle ovaie e dell’endometrio e possono essere causa della divisione e replicazione incontrollata delle cellule, ovvero del processo che porta al cancro. Il vantaggio degli estrogeni vegetali trovati nella soia è dovuto al fatto che grazie alla loro forma e struttura simili agli estrogeni umani essi possono legarsi ai recettori beta degli estrogeni ma, essendo la loro azione molto più debole degli estrogeni umani, sembrano in grado di ridurre il rischio di innesco del processo di divisione cellulare. Il Dottor Michael Morton, affermato ricercatore al “BioClinical Research Services Laboratory” in Galles, nel Regno Unito, aiuta a comprendere l’importanza di questo processo: “Un recente rapporto su studi di laboratorio ha mostrato che la genisteina, il principale isoflavone estrogeno della pianta, si lega ai recettori beta degli estrogeni in modo simile al tamoxifene, un farmaco usato nella prevenzione e nel trattamento del tumore alla mammella nelle donne.” La genisteina sembra avere anche notevoli effetti sulla crescita cellulare e sulla regolazione, sia favorendo l’inibizione dell’azione degli enzimi necessari alla divisione cellulare sia impedendo la formazione di nuovi vasi sanguigni per le cellule cancerogene. I vantaggi garantiti dalla soia non finiscono qui: per le donne in pre-menopausa gli estrogeni vegetali presenti nella soia sembrano aiutare a ridurre gli effetti degli estrogeni umani; per le donne in post-menopausa, qualunque effetto dovuto agli estrogeni, anche se debole, può contribuire a ridurre gli effetti a breve e a lungo termine della menopausa. In alcuni studi è stato dimostrato che la somministrazione di 40g di proteine di soia al giorno migliora il contenuto minerale delle ossa di alcune vertebre spinali e riduce la gravità dei sintomi della menopausa come le vampate di calore. In paesi come il Giappone, dove l’assunzione stimata di estrogeni vegetali è pari a circa 20 / 50mg al giorno rispetto a 1mg al giorno dell’Europa Occidentale, è stata osservata una riduzione da cinque a otto volte del rischio di sviluppare il tumore alla mammella. Sembrerebbe dunque che aumentare l’assunzione giornaliera di soia possa non solo favorire la riduzione del rischio di infarto ma che potrebbe anche avere un ruolo importante nel migliorare lo stato di salute delle donne in pre e post-menopausa. E’ molto probabile che nei supermercati si troveranno sempre più alimenti a base di soia che porteranno evidenziati in etichetta i potenziali benefici per la salute. |
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